Logo Loading

Enter your keyword

Accademia degli Apotecari

Gli anni che precedettero la caduta del Re furono di grande oscurantismo.
Il terrore del dispotico sovrano e delle sue leggi ferree si instillò nei cuori degli abitanti di Lunaria con tale forza da influenzare sia il popolino sia i grandi studiosi. Fu comune pensiero di tutti gli edotti nelle arti alchemiche quello di cercare di vivere ai margini dell’attenzione dei potenti: troppo spesso l’arte di creare da innocui ingredienti potenti composti poteva essere confusa con la tanto osteggiata magia. Speziali ed erboristi, consci dei sistemi di repressione di Re Alastor ai danni degli usufruitori di magia, vollero in ogni modo sfuggire a quel triste destino.
Gran parte di costoro presero l’abitudine di vivere e lavorare in completa solitudine, mantenendo assoluto riserbo sui loro studi o votandosi a qualche signore in cambio di protezione nobiliare.
Tra il popolo serpeggiava, come altre storie di speranza, il mito di chi praticava l’alchimia per le genti, di questi unici sopravvissuti alle persecuzioni dei maghi, che attraverso il silenzio e l’ombra potevano ancora aiutare il popolo con i loro prodigiosi intrugli. O uccidere i tiranni con i loro veleni, sebbene nessuno potesse dire di aver mai visto uno di loro.

La nobile Casata Valerian fu quella che maggiormente si schierò a supporto dei propri studiosi, cercando di tenerne quanti più possibile sotto la propria protezione, supportandoli economicamente e dando loro tutti gli strumenti necessari alle sperimentazioni e alla segretezza. Nella loro corte, gli apotecari potevano svolgere il loro lavoro nel massimo degli agi e del sostegno, liberi dai vincoli dell’Unico Guardiano e del comune terrore per ogni cosa che sembrava magia. Era pensiero condiviso dei fratelli Penelope e Asterios Valerian che lavorare in comunità rendesse gli studi degli apotecari molto più produttivi. La possibilità di confronto non può che delineare i limiti dei singoli: questo era ciò che credevano e il fondamento su cui si poggiò la loro politica di gestione degli studiosi dell’alchimia.

Il Sodalizio delle Arti

Fu così che, quando il tempo della caduta giunse, e tutti i legacci e le costrizioni dell’ormai defunto Signore di Lunaria furono spezzati – quando l’Alto Consiglio era ormai realtà – proprio la Casata Valerian, assurta a rango di Casata maggiore, innalzò il suo unicorno dorato in campo verde ad ergersi al di sopra degli altri per far valere i diritti degli apotecari, gridando a gran voce della necessità dell’istituzione di un’Accademia, conscia che tutti avrebbero tratto beneficio dalla stessa. Resero quindi partecipi tutti i membri del Consiglio delle scoperte fatte da quelli che loro chiamavano i Maestri dell’Apoteca, ossia gli uomini e le donne che sotto la loro protezione avevano potuto esplorare i sentieri dell’alchimia senza limitazioni di sorta durante l’Era del Dominio. E sebbene la gran parte di coloro che ascoltarono le loro motivazioni cominciò ad accettare ed apprezzare la loro arte, uno in particolare si oppose: Aristides Vexant, un Araldo che aveva combattuto tra le fila di Brandis durante la guerra civile contro il Re.

Con grande energia oppose un secco rifiuto alla proposta, rispondendo di contro con la richiesta di creare un’Accademia per i Maestri della Forgia. Era desiderio dell’Alto Consiglio mantenere un numero specifico di Accademie per non disperdere l’insegnamento in troppe branche, rendendo difficoltoso supportarle tutte: l’istituzione dell’una avrebbe precluso quella dell’altra. Le argomentazioni del vecchio Aristides furono molto buone ed energiche e gli conquistarono l’appoggio di diversi Guardiani. Ma il seme della discordia era stato piantato e già si cominciavano a delineare schieramenti, alleanze, inimicizie e screzi.

Fu l’intervento di uno dei Guardiani di Altea a volgere le sorti della discussione verso lidi meno tumultuosi: ringraziando gli interventi della Casata Valerian e della Casata Vexant ed elogiandoli entrambi per l’eloquenza, prese parola e, attraverso un astuto preambolo, decise di proporre che una sola Accademia venisse sì istituita, ma che a entrambe le arti fosse data l’occasione di insegnare, fare proseliti e diffondere i propri segreti.
Il compromesso, saggio e rappacificante, fu accolto da quasi tutti i presenti con gioia e soddisfazione. Quando giunse il momento di scegliere il nome per l’Accademia, l’energia e la foga della Casata Vexant dovette cedere il passo alla calma strategica di Valerian. Così l’Accademia venne istituita e prese il nome di Accademia degli Apotecari, nonostante anche artigiani, fabbri e armaioli la frequentino e vi insegnino.
La convivenza di queste due categorie non fu affatto facile da principio: più di una lite ha rischiato di consumarsi nel sangue tra i rumorosi fabbri e i fin troppo cervellotici alchimisti. Eppure, in qualche modo, un equilibrio fu trovato quando entrambi capirono quanto simili fossero le loro arti: prendere qualcosa dalla natura e attraverso un lungo procedimento trasformarlo in qualcosa d’altro, di migliore, di… perfetto. Scambiarsi consigli, materiali per il proprio lavoro e pareri diventò pratica comune tutte le volte che le arti dell’alchimia e della forgia convogliavano insieme per nuove creazioni.

Fu proprio grazie a questo sodalizio che il Nemico fu individuato durante l’Era dei Guardiani: perché ciò che il Nexus tocca non rimane più lo stesso. I più grandi conoscitori delle cose della natura, siano piante, pietre o acqua, non possono non rilevare immediatamente quando qualcosa è guasta. E questo è il sintomo che il Nemico è vicino, o che sta allungando la sua ombra sulle genti.

E così l’Accademia degli Apotecari è cresciuta costantemente fino a essere, oggi, una delle più frequentate e ricche di Lunaria. I benefici delle scoperte degli studiosi delle arti alchemiche sono alla portata di tutti coloro in grado di permetterseli… o abbastanza tenaci per padroneggiarli a loro volta.
Ma chi conobbe i fratelli Valerian, o i loro discendenti, sa quanto hanno cura di conservare i propri sforzi, e in che alta considerazione tengono l’amore per tutto ciò che vive: le voci su potenti preparati o complicate forgiature non divulgate in attesa dello studente giusto affiorano spesso tra le mura dell’Accademia. Chi la frequenta, e ne apprezza la dedizione, spesso condivide questo pensiero di esclusività… o prova a farlo suo.

Il caratteristico duo che guida la reggenza dell’Accademia è formato da Cordelia della Casata Valerian, e Dwight Lucian, un uomo esterno a Lunaria, scelto da Cordelia stessa per accrescere il sapere di apotecari e fabbri, fedeli all’idea che tutto ciò che è nuovo non va temuto, ma compreso e condiviso.