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Aldur

Appellativo: il Cavaliere Rosso, l’Alto Generale
Simboli: lancia e e ascia incrociate, l’alfiere degli scacchi
Concept: guerra, confronto personale, strategia e tattica, valore
Colori: oro, rosso e nero

Aldur è il Dio della Guerra di Lunaria; questa sua definizione è universalmente riconosciuta, anche se i membri del suo clero spesso la considerano alquanto superficiale e incompleta. Aldur infatti, più che della guerra, è il Dio della sfida, del confronto, e la guerra, pur rappresentando il massimo grado del confronto, è applicabile solo alla società umana e non al resto del mondo.
Invece Aldur non si limita ad interessarsi alla sfera umana, ma guarda con occhio benevolo qualsiasi forma di confronto l’ampio multiverso gli prospetti: dallo sforzo di un albero a crescere in una foresta per ricevere più luce, alla fiera lotta di un branco di lupi contro un poderoso alce, all’aggraziata danza di corteggiamento di una rondine.
Tutto ciò che implica un confronto, con se stessi o con gli altri, è considerato suo interesse.

La sua Chiesa professa il culto in molte forme, e seguirne i dettami, anche per il guerriero meno interessato alla religione, è spesso fonte di rinnovamento interiore.
Gli Agoni, gare a cui partecipano anche membri del clero, sono pratica comune, incentivata per gloriare il nome di Aldur con sfide sia di braccio sia di testa, dal momento che non solo il corpo, ma anche la mente è molto considerata come arma degna e degno campo di battaglia.
In occasioni di gare e duelli armati si incoraggia il confronto ma si scoraggia, quando non si impedisce del tutto, il nuocere gravemente ad un avversario; la filosofia dietro questa scelta è che solo la battaglia dovrebbe avere la morte come compagna, mentre uno scontro dovrebbe concludersi nel rispetto dello sconfitto, per dargli la possibilità di crescere e migliorare e per spronare il vincitore a non dormire sugli allori troppo a lungo, perché potrebbe non essere in grado di sconfiggere di nuovo uno sfidante molto motivato.
Nel continuo confronto vi è crescita sia del vinto sia del vincitore; la morte chiuderebbe un ciclo di questo cerchio, e per quanto nel “gioco della vita” ciò sia necessario, il clero si sforza di permettere ai propri membri (e a chiunque lo desideri) la possibilità di migliorare le proprie abilità per meglio affrontare la vita, e offrire ad Aldur, anche in caso di morte, una bella sfida da osservare.

Chi venera Aldur, come detto, sa che non vengono disdegnati i giochi di intelletto. Conosciuti su Lunaria come in molti altri mondi con nomi diversi ma con regole molto simili, giochi come la Dama o il Gioco dei Sassi sono spesso pratiche consigliate per chi non è ancora in età di battaglia per affinare le qualità mentali piuttosto che le ancor carenti capacità fisiche, e vengono mantenute anche dai veterani.
La disciplina più sentita è praticata è il gioco degli Scacchi, in cui membri del clero e fedeli si cimentano con la stessa determinazione di un addestramento militare: imparare a considerare lo scenario complessivo, comprendere e contenere le perdite e mettere in scacco l’avversario sono solo alcuni dei temi che questo passatempo aiuta ad approfondire. Si pone spesso particolare attenzione sulla figura del Re, ultimo a cadere, risparmiandone la vita quando gli è preclusa ogni via, a lui come al suo seguito.

Alla strategia viene riconosciuto un grande valore, e alcuni chierici si dedicano anche al suo lato accademico con lo studio accurato di antichi o nuovi tomi e pergamene, il confronto di tattiche e manovre militari e l’esame delle biografie di generali e condottieri. Alcuni, addirittura, si dedicano allo studio del mondo animale e intrattengono lunghe conversazioni con cacciatori e simili, affermando che le strategie più funzionali sono state già assimilate nell’istinto di molti animali predatori, e occorre solo una mente abbastanza pronta per studiarli. Altri fanno la stessa cosa con il mondo vegetale, confrontandosi con giardinieri ed erboristi.

Insomma, per quanto si possa credere che in Aldur risieda solo l’ardore della battaglia, la maggioranza dei suoi fedeli sa che non viene scoraggiata alcuna cerca “originale” e che vengono anzi incoraggiate, dal momento che proprio nei posti più impensati spesso si nasconde una sfida incredibile da osservare e da ricordare nelle proprie preghiere ad Aldur. Senza quindi negare il ciclo della vita, Aldur spinge a soffermarsi su ciò che la rende effettivamente “viva” e cioè il caotico, inebriante ribollire di forze che si scontrano e si compenetrano.
Questo tuttavia rende la divinità estremamente sensibile alla minaccia del Nexus… Il suo chiaro intento distruttivo rende il Dio, tramite chi lo venera, un feroce avversario: il clero guarda queste creature come terribili ma degni avversari in quella che, al suo apice, sarà considerata la “Sfida tra le Sfide” per la divinità stessa, una Guerra che deve essere vinta e che non può essere persa, pena l’annichilimento.

Si dice che Aldur osservi con attenzione lo scontro su Vilegis: forze provenienti da tutti i piani, delle quali molte ostentano fedi molto simili ai suoi dettami, si danno battaglia per quella che il Dio vede come ll’Infinito Conflitto: diversi ideali, proclamati da popoli diversi, tutti, comunque, guerrieri.