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Fargeo

Appellativi: il Cacciatore, il Lupo Verde
Simbologia: una freccia, un lupo con due fulmini rossi dipinti, un coltello da caccia, un teschio animale
Nascita del culto: Era dell’Unione

Dogmi e Culto

La nascita del culto di Fargeo si perde nelle nebbie dell’era più antica di Lunaria. Il suo nome viene invocato con timore e reverenza quando i Lunariani sono ancora una razza che cammina carponi nel sentiero tracciato dallo scorrere del tempo. Il susseguirsi delle Ere e la frammentazione di Lunaria non fanno che diffondere il suo culto, che trova nell’infinita foresta di Valusia il fulcro della sua stessa essenza. Dalla gemma dei Valerian si allarga in maniera capillare ed è oggi possibile trovare degli altari dedicati al Dio in ogni dove, in particolare nelle radure sacre all’interno dei boschi ma anche agli incroci delle strade.
La figura del Cacciatore paziente ma inesorabile, in grado di attendere stoicamente il momento giusto per colpire in maniera letale è centrale nel suo dogma e lo ha reso, proprio per questo, una divinità molto amata nei più disparati angoli di Lunaria. Raminghi e cacciatori ne hanno fatto il loro patrono e molti eremiti e vagabondi invocano il suo nome mentre, passo dopo passo, continuano nel loro solitario cammino. Soldati, esploratori e financo semplici contadini hanno saputo vedere nella perseveranza del Cacciatore un modello al quale ispirarsi, un severo patrono al quale indirizzare le proprie suppliche, il chiaro riferimento a come la pazienza e la azioni posate possano essere il preludio ad azioni decise e inesorabili.
Seppur molto venerato, Fargeo è una divinità che raramente ha a che fare con le faccende mortali. La sua profonda distanza dalla moralità umana legata alla dicotomia bene-male, la spietatezza della legge naturale per cui da una morte nasce sempre una nuova vita, l’eterno ciclo che trova rappresentazione nel rapporto tra il cacciatore e la sua preda, lo porta ad essere identificato con l’eterno cerchio dell’esistenza.
Il concetto universale e sacrale della caccia rappresenta il volto più evidente di Fargeo (e forse quello più riduttivo per spiegarne i dettami) ma egli rappresenta anche l’eterna lotta di ogni creatura per sopravvivere nella sfrenata corsa che porta alla fine ultima e ben si raffigura nel ciclo vitale di ogni essere, che sia esso preda o predatore, e che ha nel dettame evolutivo di nascita, crescita, riproduzione e morte il suo naturale completamento.

Sussurri tra le Navate

Ci sono molte testimonianze provenienti da vecchi soldati che narrano di come alcuni reparti di esploratori siano soliti effettuare cerimonie e sacrifici segreti a Fargeo, durante le quali incidono sulle carni di un membro del gruppo i simboli del Dio, come atto benaugurante prima di lunghe e pericolose spedizioni. Egli ne diviene la Preda Migliore, che attira su di sé le attenzioni dei nemici per proteggere i suoi compagni. Non di rado il procedimento è opposto: si marchiano i propri nemici per offrirli al Dio, lasciandoli a volte “liberi di fuggire”, prima di essere inseguiti in una vera e propria caccia.
Vi sono inoltre testimonianze più oscure, riportate dai Laoconte prima e dai Vassago poi che provengono dai punti più bui di Caustica. Pare che le guardie che hanno l’ingrato compito di sorvegliare le zone più profonde della prigione abbiano spesso rinvenuto sui muri di solida pietra delle celle i disegni stilizzati di saette incisi con le unghie e colorate con il sangue.  Sembra infatti che siano molti i prigionieri che pregano Fargeo affinché li aiuti a trovare la forza, la pazienza e la tenacia per sopportare il tempo che li separa dalla fine della loro pena, in qualunque modo essa giunga.